Lunedì Gen 21

Progetto Educativo

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LO SPORT COME MEZZO

PRINCIPI GUIDA

Lo sport è al servizio della persona e non viceversa. Tale principio deve ispirare anche il comportamento dei genitori, degli allenatori, degli accompagnatori e dei dirigenti.

Considerare sempre il ragazzo/atleta al centro dell’esperienza sportiva per porre la persona al primo posto nella scala dei valori dell’esperienza stessa (senza creare idoli)

Vertici e vittorie sono una conseguenza e non devono essere in contrasto con i diritti, la tutela e la crescita dei ragazzi

Chi propizia il goal o il punto è altrettanto importante, se non di più, di chi lo realizza perché in questo concetto vi è l’espressione del dono. Va premiato allo stesso modo colui che realizza, chi fa un assist, ma anche chi sventa un goal avversario.

Il successo non è mai personale ma sempre della squadra.

E’ importante giocare una finale, ma aver giocato per tutto il campionato impegnandosi al massimo per sé e per i propri compagni per arrivare alla finale è ancor più importante.

Non creare false illusioni o aspettative nei ragazzi. Non si devono creare campioni ma uomini. L’uomo può poi diventare un campione

Se si perde non è “sempre colpa dell’arbitro”.

Il successo nell’attività sportiva è un successo incompleto se non è accompagnato da un buon rendimento nell’attività scolastica. Allenatore e genitore ne dovranno tener debitamente conto nei momenti di incontro e verifica.

Momenti di incontro, di confronto e di verifica tra genitori, allenatori, accompagnatori e dirigenti.

Promozione della proposta collaborativa verso gli adolescenti (16-17 anni).

Premessi questi principi ispiratori generali è nostra convinzione che si debbano seguire differenti metodi a seconda delle fasce d’età degli atleti.

Età da 6 a 9 anni

In questa fase la proposta è quella di un graduale avviamento all’esperienza sportiva partendo da un’attività ludica e spontanea (dai 6 anni) per preparare la nascita dell’esigenza agonistica che sorge in un secondo momento (verso i 9 anni). Poiché lo sport è una “disciplina” in questa delicata fase sarà compito dell’allenatore/educatore (con l’aiuto del genitore) di far assimilare il concetto di “regola” che permetterà la transizione dalla fase di “gioco” a quella della disciplina sportiva cioè riconoscimento delle regole.

Età da 9 a 11 anni

E’ il momento in cui si porta a compimento l’apprendimento e l’osservanza delle regole cioè che lo sport assume i caratteri di una disciplina sportiva “normata”. Viene quindi richiesto il rispetto delle regole unito alla disponibilità a partecipare ad attività di gruppo con l’intento di riconoscersi all’interno del gruppo e non come singolo individuo. Questo approccio contribuirà a “formare” il gruppo stesso.

Età da 12 a 13 anni

E’ una fase importante. Il ragazzo acquisisce la consapevolezza di far parte di un gruppo. Tale consapevolezza passa attraverso il rispetto di valori basilari legati allo sport: lealtà e correttezza. La maturazione del “gruppo” si realizza in due momenti:

il primo - attraverso il confronto continuo con i propri limiti e con quelli degli altri;

il secondo – è l’idea di operare insieme per raggiungere lo scopo che tutti ci siamo prefissati.

L’obiettivo è quello di “spingere” la realizzazione di un gruppo “coeso” non solo nella pratica sportiva ma anche al di fuori di essa utilizzando le potenzialità e l’ impegno dei ragazzi.

Età da 14 a 16 anni

L’attività sportiva si configura sempre di più come attività agonistica. Viene introdotto l’elemento “competizione. Si gareggia per ottenere una vittoria, per confrontarsi con un avversario e per ottenere il risultato migliore. In questa fase l’atleta raggiunge una maggiore consapevolezza di ciò che è ed inizia a delineare un’idea di ciò che vorrebbe essere come persona e come atleta. Il nostro intervento sarà volto a guidare l’atleta in un momento in cui conflitti ed atteggiamenti negativi, emergenti dall’errata interpretazione del fatto competitivo, potrebbero portare a comportamenti diseducativi.

Età da 16 a 17 anni

L’obiettivo è far comprendere il concetto della “selezione”. L’attività formativa prevede però il coinvolgimento di questi atleti alla partecipazione e “tutoraggio” nei confronti più piccoli. Sarà compito della società di valorizzare questi elementi anche quale esempio verso i più piccoli mediante idonee proposte che consentano la nascita della motivazione e la conseguente realizzazione del ragazzo

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